mercoledì 30 aprile 2014

Gulu #7 - Arrivederci Gulu

Ultimo post da Gulu...ma non ultimo post dall'Uganda! E chi si stanca mai di scoprire questo paese e questa gente meravigliosa?! Tante domande prima di partire per l'Africa, tante volte ho provato ad immaginare Gulu, l'orfanotrofio, la situazione che avrei trovato e ora se penso che sono già passati quasi tre mesi che sono qui...cos'è Gulu per me ora mi chiedo, cos'è il St Jude? Sono 150 bambini che ti chiamano per nome anche se tu non ricordi tutti i loro (impossibile!), sono le mamme che ti fanno sentire una figlia, sono Florence e Faith che ogni giorno hanno lavorato con me facendomi anche arrabbiare, è Amal che ti tende la mano con un super sorriso dicendo “abababa”, è Gerald con gli occhi che brillano, è Sonia che ora ha forza abbastanza per tenersi in piedi, è Cynthia che ora apre una mano che prima era un pugno chiuso, è Christine che prova a mangiare con la sinistra per solidarietà (visto che io mi sono sempre sforzata ad usare la destra!) mentre condividiamo pocho e fagioli, sono Lackica ed Emmanuel che ti abbracciano, è Philip che ti saluta con un sorriso a 100 denti quando lo riporti a casa per le vacanze dicendoti “ciao bella, me piase!”, sono Paolo e Lorenzo che condividono gioie e difficoltà dello stare in Africa, è la tailor che mi fa un regalo appena sa che vado via...potrei continuare ancora ma una parola può racchiudere tutto: Gulu è casa, perchè la casa non la fanno i muri ma la fanno le persone!

E poi ci sono gli imprevisti che rendono tutto piccante come la serata di lunedì...diciamo che qui non si possono proprio programmare le cose, si devono prendere come vengono perchè se si tratta di mettersi in macchina e spostarsi, chissà mai cosa succede!! E infatti lunedì sera macchina piena, 12 persone, destinazione Fort Patico con dei medici del Lacor Hospital con tappa in un villaggio per portare a casa una ragazza per le vacanze ma ad un certo punto un continuo rumore strano viene dalla ruota posteriore...ci fermiamo a guardare e vi troviamo un ferro enorme conficcato. Per fortuna c'è quella di ricambio anzi, se serve ce ne sono due e in velocità gli uomini a bordo cambiano la ruota bucata...si riparte e dopo nemmeno 5km bum...la ruota appena cambiata scoppia: letteralmente squarciata! Per fortuna di ruote di scorta ne avevamo due e quindi ne resta ancora una ma chissà se questa seconda tiene, sempre sul tetto sotto al sole le ruote si seccano e poi sono ruote che hanno già fatto la loro strada, queste hanno visto la guerra in Sud Sudan!! Ok dice Paolo “Cambiamo la ruota ma giriamo la macchina e torniamo indietro e meglio se diciamo pure un Ave Maria...che rivemo casa sanie salvi!”. La fortuna ha fatto che a casa ci siamo arrivati e per guardare sempre il lato positivo, non avremo visto il tramonto come volevamo noi ma la natura ci ha comunque regalato un cielo meraviglioso...Yelape, prendiamo quel che viene anche ridendoci sopra, this is Africa e questo di Gulu è solo un arrivederci!

 Philip finalmente a casa!


 Stoffe: l'imbarazzo della scelta.


 Seconda ruota andata: uomini al lavoro!


Ecco cosa possono regalare gli imprevisti


venerdì 18 aprile 2014

Gulu #6 - Lamaro

Lamaro...così mi chiamano adesso tra gli acoli! Qui non esistono cognomi come da noi; gli acoli hanno due nomi, uno dei quali viene scelto, per chi ci crede, dal destino...Ojok se nasci con qualche difetto, Opio e Ocen il primo e il secondo di due gemelli, Otim nato in terra straniera, Ocan se i genitori si sono sposati con poca dote perchè poveri, Akwero se si viene rifiutati dai genitori, Aber se sei particolarmente bella, Alal se sei stato abbandonato...i bambini qui hanno deciso che io mi chiamo Lamaro: colui che ama le persone e che è amato dalle persone! Non potevo desiderare nome migliore!
In questi giorni molti pensieri e riflessioni mi sono passati per la testa, un po' perchè sto entrando in punta di piedi sempre di più in questo mondo, un po' perchè sento che inizio ad accettare anche di non capire tutto, un po' perchè sento che qui inizio ad essere accettata per quello che sono. Pensavo a quante volte qui ho sentito pronunciare la frase “non ho tempo”...e la risposta è mai! Sono tre mesi che non sento e non vedo gente correre e affannarsi inutilmente e ammetto che ho fatto fatica ad abituarmici perchè mi sembrava veramente di “perdere tempo”, di “non avere tempo” per tutto...mi arrabbiavo vedendo gli altri prendersela con comodo quando di lavoro da fare ce né tanto; ma poi stop, mi sono fermata e ho pensato che forse sono io ad andare nel verso sbagliato o ad andare troppo velocemente verso la meta, si deve assaporare quello che ci sta nel mezzo!
Pensavo a quante volte qui mi sono sentita dire “perchè non rimani qui con noi per sempre?”...e a quante volte invece in Italia ho sentito pronunciare frasi piene di odio verso stranieri invitandoli a tornarsene a casa...Lamaro: amare ed essere amati dalle persone; è così semplice! Perchè il cielo stellato che ho visto ieri sera è lo stesso per tutti, l'aria che respiriamo è la stessa per tutti, il sole che vedo sorgere e tramontare ogni giorno è lo stesso per tutti, i ragazzi appassionati di calcio esistono ovunque, gli amori tra adolescenti pure, l'affetto tra mamma e figlio,...forse una cosa sola ci differenzia nel mondo, la fortuna di essere nati in un paese piuttosto che in un altro, che poi dipende da che punto di vista lo si guarda: siamo sicuri di essere noi i fortunati?! Riflessioni mie personali...le condivido con voi senza alcuna pretesa mentre nella testa ritorna spesso il mio nome...Lamaro!

Nel frattempo in quel della Guest house di Gulu si è aggiunto un nuovo coinquilino di nome Jimmy! Si è subito affezionato al nostro armadio-dispensa e alla camera di Paolo dove ha trovato un ottimo nascondiglio...e intanto si è messo all'ingrasso facendosi pure un'overdose di caffè! Chi è Jimmy? Un topo o per meglio dire una pantegana che da un po' di settimane ci sta facendo compagnia e vi lascio solo immagnare le avventure dei poveri Paolo e Paola che con una scopa in mano ogni sera provano a cacciarlo fuori dalle camere senza chissà che risultati: riusciranno i nostri eroi a bloccare le sue corse? Speriamo che la colla basti!!


Lamaro: Buona Pasqua!

giovedì 10 aprile 2014

Gulu/Kampala #5 - Il 7 e l'8

Forse qualcuno si ricorderà subiro che “Il 7 e l'8” è il titolo di un film di Ficarra e Picone, ma per me “Il 7 e l'8” vuol dire fatica, crescita, esperienza, collaborazione! Sono passate alcune settimane dall'ultimo post ma nel frattempo non sono rimasta con le mani in mano anzi; il lavoro da fare sembra aumentare sempre di più giorno per giorno e questo non può che essere positivo: vuol dire che ci stiamo dando da fare! Ma oltre al lavoro ci siamo regalati anche un bel giro turistico Kalongo-Pader-Patongo-Kitgum immersi nella natura africana, tra strade di terra rossa, mercati di frutta qua e là, pompe dell'acqua piene di gente attorno che riempie le proprie taniche per la giornata, ospedali e dispensari fondati e gestiti da fratelli Comboniani come quello di Kalongo, fondato dal comboniano dott. Ambrosoli...oasi di aiuto in posti dove altrimenti non ci sarebbe niente...assorbire tutto quello che si vede attorno, questa è la parola d'ordine!!!
Ma se a Gulu Africa vuol dire polvere, bambini, pocho e fagioli, colori, strade di terra piena di gente che cammina, mercati con verdure e frutta...ora posso dire che Kampala per me vuol dire opportunità! Quando 20 giorni fa ho ricevuto la telefonata dove mi si chiedeva se ero disposta ad accettare una nuova sfida, se avessi lasciato prevalere tutte le paure avrei perso l'opportunità che invece ho deciso di sfruttare lunedì e martedi: il 7 e l'8! Perchè se c'è una cosa che l'Africa mi sta insegnando è il buttarmi nelle occasioni credendo in me stessa e nelle mie potenzialità.
Domenica ho conosciuto un gruppo di italiani, composto da Stefano il cardiochirurgo, Marco l'anestesista, Cosimo il perfusionista, Francesco ed Enrico i cardiologi, Ambra e Sonia due infermiere spagnole, che appoggiati da un'associazione milanese sono venuti a Kampala per cercare di far partire un nuovo progetto per operare i bambini ugandesi, nati con difetti cardiaci congeniti, nell'ospedale governativo: il Mulago! A me è stato chiesto di affiancare il perfusionista che non conosce l'inglese e di fare praticamente da interprete tra lui e i medici africani durante le operazioni. Così ho trascorso assieme a questo gruppo la giornata di lunedì e martedì durante le tre operazioni previste e devo ammettere che sono contenta di aver accettato la sfida e posso dire ora che tutto è passato, che è stata una grande occasione di crescita e di confronto oltre che di conoscenza e divertimento! Ma vi confesso che sono contenta di ritornare a Gulu domani, tra la polvere e i miei bambini a mangiare pocho e fagioli perchè lì è dove sono riuscita a costrutire poco a poco relazioni semplici ma profonde con le persone che lavorano e vivono all'orfanotrofio, come Faith, una ragazza di 26 anni che sta diventando infermiera e ogni giorno segue le medicazioni e la fisioterapia con me. E' trascorrendo del tempo con le persone che si guadagna la loro fiducia ed è così che loro si aprono anche raccontandoti cose personali e delicate; Faith mi ha accompagnata spesso al mercato e durante l'ultima camminata (il mercato è lontano 40 minuti a piedi!) mi sono permessa di chiederle se lei si ricorda qualcosa del periodo in cui i ribelli, comandati da Kony, seminavano il terrore in tutto il nord Uganda. Lei mi ha raccontato di quando i ribelli sono arrivati nel suo villaggio e hanno rapito la sua mamma per tre giorni, mi ha raccontato di suo cugino che è stato rapito da bambino e arruolato come bambino soldato e che adesso ha seri problemi mentali, mi ha raccontato di tutte le notti in cui scappavano a dormire nella foresta perchè il villaggio non era sicuro, i ribelli avrebbero potuto arrivare in qualsiasi momento...Gulu e Kampala: due facce diverse dell'Uganda che, anche se in modo diverso, mi stanno regalando molte opportunità...mi chiedo cosa riserverà per me Moroto...

 Chiesa di Kalongo


 Farm di brother Elio 1


 Farm di brother Elio 2
(alla farm vengono seminate cipolle, kassawa, girasoli, fagioli...
tutto cibo da poter dare poi ai bambini del St. Jude!!)


 Mulago: traduzione in corso con Cosimo e Pasqualina


Mulago: Cosimo e Pasqualina al lavoro!


giovedì 20 marzo 2014

Gulu #4 - Un'altra strada!

“Gli africani non sono né più indietro né più avanti di noi, sono solo su un'altra strada!”
Trovo che questa frase sia perfetta per iniziare il mio post di oggi...soprattutto perchè pronunciata da un sacerdote di oltre 80 anni che vive in Africa da una vita e se vi chiedete come mai scelgo di cominciare così la risposta è semplice: perchè qui ci sono giorni in cui tutto va come dovrebbe, in cui ognuno fa il suo lavoro e giorni in cui manderesti tutto a quel paese!! Ma la cosa bella è che poi c'è sempre qualcosa di semplice e speciale a tirarmi su il morale...per esempio questa mattina, tanto per cambiare, mi sono ritrovata a fare fisioterapia da sola e chissà perchè quando le giornate iniziano storte, deve continuare ad andare tutte storte...tra una maratona di viaggi andata e ritorno spingendo passeggini fino alla stanza della fisioterapia, oggi quasi tutti i ragazzi si sono fatti i loro bisogni addosso e chi invece era ancora pulito ha pensato bene di farsela addosso sopra al materasso della fisioterapia! Per non parlare poi di Amal che forse pensava di aiutarmi a pulire il pavimento visto che mi ha rovesciato tutte le bottiglie di acqua per terra...a questo punto due potevano essere le cose da fare: arrabbiarsi e tenersi il nervoso o fare come dicono qui gli acoli: Yelape (se si scrive così!)...nessun problema! Così ho iniziato a fare fisioterapia mettendo un bel po' di musica e parlando in puro dialetto veneto con i bimbi...almeno loro ridevano e parlavano a modo loro...e io morivo altrettanto dal ridere!!
Ora scherzi a parte qui ci sono giorni in cui mi capita di pensare e farmi tante domande...e mi rispondo sempre dicendomi “sono in un'altra strada!”. E allora per staccare un po' dalla routine e goderci i paesaggi nel fine settimana io e Paolo al fine settimana ci concediamo qualche giro per le fantastiche strade ugandesi e qui, in onore di Mattia che forse riconosce il ponte, vi mostro cosa abbiamo dovuto attraversare per poter raggiungere la città di Lira!



La struttura del St.Jude, da quando è stata aperta la Consolation Home, si occupa di seguire persone con problemi di epilessia e paralisi cerebrale; dal 2011 oltre a seguire i ragazzi che vivono nella struttura ha iniziato a seguire anche famiglie direttamente nei loro villaggi, fornendo loro sia terapia antiepilettica al bisogno, sia organizzando giornate di meeting e training durante le quali qualsiasi genitore del villaggio può partecipare condividendo problematiche, miglioramenti o peggioramenti del proprio figlio e imparando alcune semplici tecniche da provare ad utilizzare per insegnare al proprio bambino a stare seduto, a camminare, a parlare...questi training vengono fatti da Samuel, un uomo veramente in gamba che lavora qui al St. Jude che cerca di far capire a questi genitori che anche i bambini epilettici o con problemi cerebrali possono imparare qualcosa e migliorare, anche se con più tempo rispetto ai bambini normali...mercoledì scorso siamo stati al villaggio di Amwru ed è stato bello, durante la condivisione iniziale del meeting, sentire i genitori raccontare che da quando il loro figlio prende la terapia non ha più avuto convulsioni e ha iniziato a camminare, che con un po' di pazienza e insistenza un altro bambino adesso riesce a dire mamma e papà, che può aiutare nei lavori in casa andando a prendere l'acqua alla pompa!! Questi sono aspetti sicuramente positivi e da valorizzare...è bello vedere la speranza e la gratitudine negli occhi delle persone nel momento in cui consegni loro le medicine per il prossimo mese!




Che non pensiate che il mio pocho e fagioli mangiato per terra con le mani sia terminato...si è solo evoluto con carne di capra...intestino precisamente...e termiti: niente male devo dire!!




mercoledì 12 marzo 2014

Gulu #3 - Cogliere le occasioni e vivere alla giornata!

Cogliere le occasioni e vivere alla giornata! Questa frase potrebbe riassumere perfettamente quello che fino ad ora ho imparato dall'Africa e dalla gente africana...ma c'è di più, c'è che ho imparato che qui i problemi non sono quelli di domani, ma sono quelli dell'oggi, del quotidiano...il trovare qualcosa da mangiare, il trovare i soldi per pagarsi le medicine per la malaria, il trovare il modo per pagare la scuola e garantire l'istruzione ai propri figli per altri tre mesi...e in tutto ciò cosa meglio di un sorriso per condire le giornate che passano scandite dal ritmo del sole?!
E allora anche io cerco di cogliere le occasioni che arrivano...in Aprile sarò a Kampala assieme ad una equipe di cardiochirurghi italiani per operare dei bambini. Non so ancora cosa concretamente dovrò fare, forse lo scoprirò il giorno prima, ma perchè preoccuparsi del domani quando ci sono altre cose da fare oggi?! E c'è che inizio a prenderci gusto nel cogliere le occasioni; andare a Kampala vorrebbe dire “perdere” una settimana della mia esperienza a Moroto e tanto vale fare tanti chilometri di strada per poi fermarsi pochi giorni in un posto...e c'è anche che di lavoro da fare qui a Gulu ce né tanto, di cose da dare e da ricevere ancora di più e proprio ora che mi sono affezionata ai bambini del St. Jude non può essere il momento per salutarli e partire per una nuova avventura...se i problemi si risolvono quando arrivano allora posso dire che per oggi la mia soluzione l'ho trovata: non aspettatemi il 7 maggio in aeroporto o dove volete voi perchè io non ci sarò...ci rivedremo a luglio!


Qui per il resto tutto prosegue e oggi voglio raccontarvi di alcuni angeli speciali che si chiamano mamme. Tutti i bambini dell'orfanotrofio vivono in casa assieme a delle mamme speciali che si occupano di loro, li vestono, li lavano, gli preparano da mangiare...ma ci sono delle mamme che sono ancora più speciali e sono le mamme della Consolation: mama Grace, mama Celestina, mama Esther, mama Viky...loro vivono vicino alla mia Guesthouse assieme ai loro figli naturali e in cambio di vitto e alloggio si prendono cura anche di tutti i bambini disabili che vivono qui. Si occupano di vestirli, lavarli e cambiarli ogni volta che si fanno la pipì addosso, preparargli da mangiare e imboccarli perchè la maggior parte di loro non è capace, coccolarli come se fossero loro figli, tenere pulita la casa e anche il giardino...e dopo tutto questo quando ti vedono fare fisioterapia o medicare qualche piaga o ti vedono giocare con i ragazzi sono le prime a guardarti con un sorriso e a dirti “apwoyo”...quando invece dovrei essere io la prima a ringraziare loro: angeli che in silenzio si prendono cura di bambini diversamente speciali...apwoyo!!

Vi regalo il sorriso di Amal!

lunedì 3 marzo 2014

Gulu #2

Oggi per me non è facile mettermi a scrivere in questo blog, non perchè non abbia la voglia o non mi senta bene, ma perchè le cose che mi succedono qui sono per me ormai la mia quotidianità, la mia casa e la mia famiglia...ma voglio cercare di raccontarvi dove sono e con chi sono e allora si parte dall'inizio, dal mattino quando mi ostino ancora a mettere la sveglia nel telefono ben sapendo che è una cosa inutile perchè qui c'è una sveglia speciale tutte le mattine e questa sveglia si chiama bambini!! C'è Gerald che ride seduto sulla sua sedia a rotelle sotto al mango tree, c'è Jackline che non parla ma fa il verso della pecora perchè non ha conosciuto altro che pecore nei primi tre anni della sua vita e ha vissuto con loro e sembra veramente di averne una in giardino, c'è Amal che non sa fare altro se non sputare e dire “baba” ma che da quanto sorride ha già le rughe attorno alla bocca...ci sono tutti i bambini orfani che al mattino corrono per andare a scuola e mi fanno da sottofondo mentre faccio colazione cantando prima l'inno ugandese e poi una canzone di saluto alla maestra...qui al St Jude tutti i ragazzi vanno a scuola al mattino e si sentono gli insegnati che spiegano, ogni tanto un'intera classe di ragazzi scoppia a ridere e quando dico una classr intendo 60 alunni!! Io passo la mattina con Florence e Faith nel dispensario cercando di fargli capire quale sia l'uso dei farmaci più strani che arrivano dall'Italia, cose qui anche inutili pensando che poi manca un semplice disinfettante, finchè non arriva l'ora della fisioterapia e allora si prendono Gerald, Joffrey, Sonia, Chintya, Nicolas, Moses, Isacc, Amal, Jackline, Bridget e si parte con giochi e cuscini cercando per lo meno di stimolarli e di rilassare per lo meno qualche muscolo che loro tengono perennemente contratto...e poi arriva l'ora di pranzo, le mamme hanno preparato il cibo per tutti e come ad ogni pasto il menu prevede pocho e fagioli da mangiare rigorosamente con le mani...e ormai ad ogni pasto mi trovo seduta per terra a condividere il piatto con qualche bambino sforzandomi di mangiare con la mano destra perchè io sarei mancina ma se mangio con la sinistra per loro è un'offesa perchè vorrebbe dire che il pasto non mi soddisfa...si prende un pezzetto di pocho, lo si modella con la mano, si schiaccia al centro in modo da farlo diventare tipo un cucchiaio, si immerge nei fagioli e poi tutto in bocca!!! Poi nel pomeriggio,dopo un po' di tranquillità nelle ore più calde (credetemi che qui in questi giorni fa veramente caldo e il sole picchia!!), non resta che uscire a divertirsi...e non servono grandi cose...appena esci una quindicina di bambini quasi completamente nudi e con un perenne moccio al naso ti vengono in contro e a loro basta essere lanciati in aria per essere i bambini più felici del mondo!! Se poi è una giornata fortunata mentra si va a prendere l'acqua alla pompa un tramonto bellissimo ti saluta per lasciare spazio ad un cielo stellato altrettanto bello da tenerti con il naso verso l'alto...questa e Gulu, questo è il St. Jude, questa è la mia nuova casa!!

 Joffrey


 Gerald


 Moses


 Sonia e Jackline


Tramonto alla pompa dell'acqua

giovedì 20 febbraio 2014

Gulu #1 - Vi racconto una storia

Polvere...polvere e ancora polvere...ecco come definirei Gulu a chi mi chiederebbe di descriverla con una parola!! Ma poi subito altre parole si affollerebbero nella testa...la prima assolutamente bambini!!
Dopo una perfetta settimana a Kampala conclusasi con una splendida cena tipica africana a base di matoke, cassava, bignewa, salsa di fagioli, avocado e carne...eccomi arrivata a Gulu al St. Jude, un orfanotrofio che accoglie più di 150 bambini orfani e quasi 50 bambini con diverse disabilità dall'autismo, alla distrofia muscolare, alla sindrome di down, a paraplegici e tetraplegici e epilettici; questi ultimi 50 sono accolti in una parte particolare della struttura chiamata Consolation Home e sono seguiti 24h-24h da donne africane che fanno loro da mamme. Chi ha solo problemio fisici riesci in questo modo ad andare a scuola visto che all'interno del St. Jude ci sono anche il Kinder Garden, Primary e Secondary school, unica struttura in tutta l'Uganda in grado di permettere l'accesso all'istruzione a bambini e ragazzi disabili.

Qui oltre a seguire tutti i ragazzi che sono costretti a vivere in carrozzina, facendo fare loro fisioterapia, medicando piaghe e possizionandoli come meglio si riesce nelle carrozzine, c'è anche un dispensario infermieristico dove sto cercando di inserirmi al fianco di Florence, l'infermiera, dando più che altro dritte sulla gestione buracratica del servizio...ma c'è una storia speciale che vi voglio raccontare. Questa storia non parla di bambini e non parla del St. Jude direttamente, ma parla di Akena, l'angelo del villaggio...il St. Jude con il suo dispensario si occupa di garantire assistenza sanitaria anche nei villaggi Acoli vicini ed è così che mi portano a conoscere Akena. Akena è un uomo di quasi 30 anni, forse, che una decina di anni fa, tornando dal lavoro nel bosco, ha subito un grave incidente che, a seguito di una botta sul collo, lo ha lasciato lesionato. Quando la moglie ha scoperto dell'accaduto è scappata con i tre figli lasciandolo completamente da solo. Ora Akena vive in una casa di mattoni costruitagli da fratel Elio Croce, il responsabile della struttura del St. Jude, che lo ha scoperto casualmente qualche anno fa quando ancora viveva in condizioni disumane. L'unica persona che si prende cura di lui è una bambina di 8 anni che non va a scuola. Lo conosco martedì quando Paolo, il volontario che è qui al St. Jude con me, mi porta da lui chiedendomi solo di guardargli la piaga al sacro e di medicargliela...ma ciò che si presenta agli occhi e all'olfatto non ci può lasciare indifferenti tanto che ieri siamo tornati da lui per portargli un materasso ad acqua antidecubito...viste le condizioni della stanza in cui vive decidiamo di portarlo fuori in carrozziane di far pulire la stanza piena di mozziconi di sigarette e bustine di metanolo...ma prima ci fa capire che ha bisogno di essere pulito perchè ancora nessuno si è degnato di togliergli ciò che fisiologicamente una persona produce...senza nessun problema lo sistemo per poi in carrozzina ma una volta fuori alla luce del sole mi faccio portare dell'acqua e inizio a lavarlo: spalle,schiena, collo, braccia, mani, viso, gambe e piedi...ed è emozionante vedere come quest'uomo seppur nella sua condizione mantenga la sua dignità. Se ancora ripenso a quel momento non posso che che pensare all'umiltà del gesto e all'umiltà di questo fragile ma forte uomo che mi regala un sorriso nel quale posso leggere tutta la sua gratitudine.

 Cena tipica africana


 Villaggio a Gulu


 Bambino dell'orfanotrofio


Bambini della Consolation...under the mango tree!!